La Croce


Andando per le nostre montagne è molto raro trovare una cima senza un simbolo religioso, espressione di una cultura cristiana molto radicata nelle nostre valli e anche in molti escursionisti.

Anche la croce che svetta sul monte Zucco è stata ispirata da questa cultura. Ciò è testimoniato anche da queste parole riportate sul volantino dell’inaugurazione, le quali racchiudono le motivazioni più profonde di chi ha portato avanti l’iniziativa:

“Accumulare il materiale tra lunghe alternative di speranze e delusioni, trasportarlo lassù a forza di braccia, lassù ove fatica a giungervi persino lo sguardo, può sembrare oggi impresa poco moderna. Ma proprio questa genuina ispirazione agli antichi ideali del sacrificio, dell’amore semplice per le cose semplici, la croce oggi assume di lassù un significato tanto aderente agli obiettivi morali che la sua erezione si proponeva di raggiungere.

Come si poteva meglio onorare l’olocausto di chi donò tutto, in guerra ed in pace, alla montagna o di chi più semplicemente dalla montagna ha dovuto trarre motivo di vita e di civiltà se non così, ponendo, con grande sforzo, nell’ambiente implacabile della vetta alpina il simbolo universale del sacrificio?”

E’ stato importante riportare queste righe perché è tipico di molti soci esprimere questi ideali più con i fatti che con le parole, e forse nella narrazione c’era il rischio che le motivazioni rimanessero velate, nonostante siano state molto forti.

L’idea di costruire una croce sul monte Zucco era già radicata tra i soci sin dalla fondazione del Gesp, tant’è che quest’opera è stata la prima iniziativa, al di fuori delle escursioni, ad essere realizzata.

In realtà, per parlare della costruzione della croce, bisogna fare un passo indietro a prima della nascita del Gesp. Per i ragazzi di San Pellegrino Terme, era un’usanza consolidata da diversi anni quella di erigere delle piccole croci in legno sulla cima del monte Zucco, spesso in occasione del Lunedì dell’Angelo, come segno della Pasqua appena trascorsa.

Le croci venivano innalzate con due semplici legni ricavati dalle piante del posto, ma quasi sempre, non resistevano a più di un temporale e dovevano essere continuamente sostituite. Allora le compagnie di giovani delle varie contrade facevano una sorta di gara per piantare la croce più grande e resistente. Nessuno però osava disfare la costruzione degli altri gruppi, così sulla cima si potevano trovare più croci.

Era poi difficile scorgere queste piccole croci dal paese e talvolta si ovviava all’inconveniente appendendovi uno straccio colorato.

La nascita del Gesp fu molto importante per l’aggregazione dei giovani del paese, riducendo un po’ quel campanilismo che c’era tra le diverse contrade. Così, all’interno del neonato gruppo escursionisti, prese subito piede l’idea di costruire finalmente un’unica croce alta e stabile, ben visibile anche dal basso.

Inizialmente si pensava di costruire una croce in legno dell’altezza di circa cinque o sei metri e, con questo obiettivo, un gruppetto di sei o sette volontari era anche partito alla volta del monte Zucco con il necessario per abbattere un albero e ricavarne la croce. Ma la cosa non si rivelò così semplice, infatti, sulla cima del monte, non c’erano piante di una certa dimensione, ma solo piccoli arbusti, comunque niente di adatto allo scopo. O meglio, raccontano i protagonisti di quel primo sopralluogo, un bel tronco lo trovarono, ma era già stato destinato alla riparazione del tetto dai contadini della zona, i quali non furono certamente contenti nel vedere i giovani del Gesp indaffarati a prenderne le misure. “Ve la do me la crus!” fu la frase che fece desistere i nostri amici dai loro propositi.

La spedizione tornò quindi in paese con un nulla di fatto e fu allora che maturò l’idea di erigere una costruzione in ferro. In questo frangente ebbe un ruolo importante anche l’allora parroco di San Pellegrino mons. Lorenzo Dossi. Il parroco si era mostrato inizialmente scettico sull’idea di costruire una croce, tuttavia, vista la decisione dei soci del Gesp, cambiò idea e chiese allora che fosse eretta una croce molto grande.

Mons. Dossi si prestò in prima persona per richiedere le necessarie autorizzazioni e per fare domanda alle acciaierie Falck per la fornitura dei tralicci.

La croce venne quindi progettata da Ugo Malavasi, sanpellegrinese e dipendente Falck, e venne disegnata da Gianni Grataroli di San Giovanni Bianco.

Nel frattempo vennero fatti dei sopralluoghi sulla cima per valutare la posizione che avrebbe dovuto avere la croce e si conclusero con la decisione di orientarla verso la valle.

Nel novembre 1964 iniziarono ufficialmente i lavori con il trasporto dei tralicci donati dalle acciaierie Falck da Piazza Brembana a San Pellegrino, con il camion di Gino Lava.

Nel febbraio del 1965, presso l’officina di Giovanni Oprandi, si avviarono i lavori di costruzione ex novo del basamento e delle braccia e di sistemazione del traliccio della Falck; nel frattempo erano iniziati anche i lavori sulla cima per lo scavo delle fondazioni, sotto la direzione di Piero Giupponi e con l’intervento dell’impresa edile di Luigi Milesi (Cufi).

La croce, una volta completata, venne montata distesa presso i giardini pubblici, per mostrarla alla popolazione. Dal paese poi doveva essere portata sulla cima del monte Zucco e si era sparsa la voce che sarebbe stata sollevata con un elicottero, mentre si era offerta anche una ditta di Brembilla per il trasporto con i muli; ma niente di tutto questo: l’entusiasmo era tale che la croce venne portata tutta a spalle dai volontari del Gesp. Addirittura si racconta che qualcuno nascose la cima della croce per assicurarsi di poterla portare in cima senza l’ausilio di nessun mezzo.

La croce, smontata in diversi pezzi, percorse un po’ tutte le strade di accesso al monte Zucco; allora le frazioni di Sant’Antonio Abbandonato e Catremerio non erano ancora collegate dalla strada, quindi la croce venne trasportata dalla val Merlanga, dalla Vetta passando per Sussia e da Brembilla. In particolare il basamento del peso di 20 quintali venne portato dalla val Merlanga, mentre il traliccio dal paese di Brembilla. Ma non si trattava solo di trasportare gli elementi della croce, ma anche acqua, sabbia e cemento per la posa della costruzione.

Per sopperire alla scarsità d’acqua ci si era premuniti in pieno inverno riempiendo dei bidoni di neve e aspettando che si sciogliesse con la bella stagione.

Così il lavoro non mancava mai ed infatti vennero coinvolte molte persone, tra cui anche molte donne e alcuni uomini molto più anziani rispetto al gruppo promotore, che per cinque mesi impegnarono le loro domeniche lavorando per la realizzazione dell’opera.

Il 19 aprile 1965 il basamento venne montato in cima al monte Zucco e il 1° maggio si ebbe la sua muratura definitiva. Il 16 maggio successivo una squadra di operai della Falck compì l’innalzamento definitivo della croce; nella stessa giornata erano presenti circa duecento persone, a tanto ammontava il numero di quelli che avevano collaborato.

La seconda domenica di luglio del 1965 la croce venne inaugurata. Il parroco mons. Lorenzo Dossi arrivò in cima allo Zucco a cavallo di un mulo e celebrò la Messa sull’altare posto sotto la croce, mentre in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale era presente l’allora sindaco On. Giovanbattista Scaglia.

Per l’occasione venne organizzata la prima scalata dello Zucco e la prima giornata Alpina alla quale partecipò un numero imprevisto di circa duemila persone che colsero di sorpresa gli organizzatori.

La croce venne in questa occasione dedicata “ai valligiani che in pace e in guerra onorarono le virtù della nostra gente” come recita la targa dettata dal dott. Angiolino Quarenghi e posta sotto la croce.

Da segnalare che nel corso degli anni si è provveduto più volte all’illuminazione notturna della croce, (quella più recente in occasione della fine dei festeggiamenti per il 50° anno di Fondazione del Gruppo) creando uno spettacolo molto suggestivo per chi guarda dal paese.

La costruzione della croce costituì per il gruppo Gesp un punto di svolta poiché permise di impegnare nei lavori molte persone del paese, aumentando di molto il numero dei propri iscritti.

Oltre all’impegno profuso direttamente dai volontari, bisogna sottolineare anche la capacità di coinvolgere un’intera comunità nell’iniziativa a partire dal Parroco e dal Comune, fino a tante persone che hanno messo a disposizione gratuitamente o quasi la loro perizia o le loro attrezzature. Il risultato fu che la spesa per la costruzione della croce rimase relativamente bassa e si limitò all’acquisto del terreno, alla spesa per il diritto di erezione, a bulloni, officina e cemento, per un totale di circa 130.000 lire coperte con risorse proprie, collette tra soci e un sostanzioso contributo del Comune.

Ricordiamo infine che la croce del monte Zucco è a tutt’oggi la più alta tra le croci delle montagne bergamasche, per un’altezza di ben 22,5 metri e per un peso complessivo di 35 q.

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